martedì 14 febbraio 2017

Colossi che si credevano intramontabili...(4)

Commodore 64



Nel 1955 era un negozio in cui si riparavano macchine per scrivere. Nel 1962 ha cominciato la produzione e la vendita di calcolatrici, messe in crisi dalla Texas Instruments che si è saputa imporre sul mercato a prezzi inferiori. Poi, nel 1976, l’inizio dell’avventura imprenditoriale che ha contribuito a fare entrare gli home computer nelle nostre case. Nel 1994 il definitivo fallimento, dovuto soprattutto alle politiche aziendali orientate quasi esclusivamente al profitto, a scapito della qualità dei prodotti. Negli anni a seguire i brevetti sono passati di azienda in azienda fino ad arrivare all’attuale Commodore Usa, che non ha nulla a che fare con quella fondata da Jack Tramiel 60 anni fa e computer ispirati a quelli storici del brand, ma dotati di tecnologie più attuali.

martedì 10 gennaio 2017

Colossi che si credevano intramontabili...(3)

Atari



Fondata nel 1972 è stata un’azienda determinante per lo sviluppo sia dei personal computer sia dei videogiochi, comparti in cui ha dettato i ritmi per oltre un decennio. Poi, negli anni ’90, la lenta e progressiva disfatta per mano dei computer IBM compatibili e la concorrenza delle console giapponesi, tra cui la PlayStation. La Infogrames, che l’ha rilevata nei primissimi anni 2000, è fallita a sua volta nel 2009.
Da un articolo di Giuditta Mosca

venerdì 16 dicembre 2016

Colossi che si credevano intramontabili...(2)

DeLorean Motor Company


Nata nel 1975 la DeLorean Motor Company stava già fallendo quando, nel 1985, guadagnava notorietà grazie al primo capitolo della trilogia Ritorno al Futuro. Ha prodotto un solo modello di automobile, la DMC-12, di cui ne esistono circa 7mila esemplari. Nel 1997 è rinata dalle proprie ceneri e, qualche mese fa, ha annunciato che ne riprenderà la produzione.
Da un articolo di Giuditta Mosca

mercoledì 28 settembre 2016

Colossi che si credevano intramontabili...(1)

Blockbuster


Nata nel 1985 è diventata il brand più noto al mondo nel mercato del noleggio di film e videogiochi. A metà degli anni ’90 era presente in 25 Paesi, Italia inclusa. Con l’arrivo del nuovo millennio, complice l’incapacità di virare sul digitale, l’azienda è stata soffocata dalla concorrenza di Netflix, dalle pay per view e dalla crescente penetrazione di internet. Nel 2013 l’epilogo con la chiusura degli ultimi 300 negozi rimasti e ceduti due anni prima alla Dish Network, azienda Usa attiva nel settore della tv satellitare.
Da un articolo di Giuditta Mosca